Si spulciava le dita come a buttar via il sudicio sulla sua fede nuziale.
“allora,come la chiama?”
“Sara”
un nome comune,ma non per lei.
Alla sua risposta seguì un silenzio attonito,in un attimo la camera divenne gelida.
L’ostetrica pensò al solito disappunto delle nonne in seguito a mesi di diatribe sul nome più appropriato e non se ne curò mentre lavava il fagottino rosa.
una domanda aleggiava nel silenzio:”allora è stata tutta una farsa?!in realtà non l’hai mai superata”
ma ancora più forte nelle loro menti si dipingeva un altro punto interrogativo:
“come poteva?come e quando aveva deciso di legare a questa nuova vita innocente il peso del suo rimorso,della sua colpa?!”come poteva pensare di alleviare la sua pena incontrandola ogni giorno,per il resto della sua vita,negli occhi di sua figlia?!”
Sara.per sempre.
“e come avrebbe spiegato,giustificato alla sua piccola erede questo dono crudele e funesto?”
“come poteva essere così egoista?”
così folle da sovrapporre con un nome una vita ad un altra?
“con l’amore”pensò lei immaginando l’interrogatorio nella sua testa.
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